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27 Novembre 2019

La restituzione delle somme del mutuo va provata con elementi costitutivi la domanda (Corte di cassazione – Ordinanze nn. 6 agosto 2019 n. 21013 e 5 agosto 2019 n. 20896)

L’attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo è tenuto a provare gli elementi costitutivi della domanda e, quindi, non solo la consegna, ma anche il titolo da cui derivi l’obbligo della vantata restituzione. Nella specie, ha osservato la Suprema corte, con l’ordinanza n. 21013/19, il convenuto nel costituirsi in giudizio aveva affermato che il versamento sul suo conto corrente era stato eseguito per coprire una distrazione di fondi operata a sua insaputa dall’attore, che aveva la delega a operare sul suo conto corrente. Deriva da quanto precede – ha concluso la Corte – che il mutuo era stato contestato e il convenuto non era tenuto a dare la prova della veridicità della sue affermazioni sì che correttamente la domanda attrice era stata, in sede di merito, rigettata.

La seconda pronuncia, ordinanza n. 20896/19 sempre in materia, affronta la struttura contrattuale del mutuo. Questa implica la consegna delle somme di denaro che ne costituiscono oggetto. Per quanto possa essere realizzata anche a mezzo di forme assai rarefatte, comunque, la traditio deve, per essere tale, realizzare il passaggio delle somme dal mutuante al mutuatario, più precisamente, farle muovere dal patrimonio dell’uno al patrimonio dell’altro. Senza il compimento di un simile passaggio – senza, dunque, il conseguente trasferimento della proprietà delle somme, con la connessa acquisita loro disponibilità ex articolo 832 del Cc – non potrebbe neppure ipotizzarsi, in ogni caso, la sussistenza dell’obbligo di restituzione che la parte finale della norma dell’articolo 1813 del Cc pone in capo al mutuatario.

In applicazione del principio che precede la Suprema corte ha osservato che lungi dal realizzare spostamenti di danaro, trasferimenti patrimoniali e consegne, il ripianamento di un debito a mezzo di un nuovo credito, che la banca già creditrice metta in opera con il proprio cliente, sostanzia propriamente una operazione di natura contabile – con una coppia di poste nel conto corrente, una in dare, l’altra in avere – per l’appunto intesa a dare corpo d espressione a una simile dimensione.

Naturalmente, ha concluso la Suprema Corte, diverso è il caso in cui la posta a credito sia di montante superiore al debito del cliente in essere sul conto, per la parte del supero l’operazione ben potendo allora iscriversi nel contesto tipologico del contratto di mutuo.

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