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25 Marzo 2013

Giustizia Amministrativa: La rilevabilità d’ufficio del difetto di giurisdizione

Il Cpalazzo-spadaonsiglio di Stato, con una recente sentenza, ha chiarito che, ai sensi dell’art. 9 del Codice del processo amministrativo, che ha recepito una regola già immanente nel sistema, quanto meno a far data dalla sentenza della Corte di Cassazione, Sezioni Unite n. 24833 del 9 ottobre 2009, il difetto di giurisdizione è rilevato in primo grado anche d’ufficio mentre, in secondo grado, è rilevato solo se dedotto con specifico motivo avverso il capo della sentenza impugnata che, in modo esplicito o implicito, abbia statuito sulla giurisdizione.
Questa regola opera immediatamente sui processi in corso, in quanto norma processuale, nella parte in cui esclude che il giudice di impugnazione possa rilevare il difetto di giurisdizione se non eccepito, mentre si applica all’attività processuale delle parti secondo il principio tempus regit actum. Per cui, per i giudizi d’appello pendenti alla data di entrata in vigore del codice del processo amministrativo, l’eccezione di difetto di giurisdizione, riproposta dalla parte con memoria, è ammessa solo se era stata presentata prima della detta data, poiché in precedenza poteva essere riproposta in appello anche con semplice memoria, mentre, se prima non era stata in alcun modo riproposta, non può essere ammessa, poiché lo stesso principio tempus regit actum impedisce al giudice di appello di rilevare d’ufficio il difetto di giurisdizione. Ne consegue che l’eccezione formulata con una memoria difensiva non notificata e non con l’atto d’appello è inammissibile (Consiglio di Stato, Sezione VI, sentenza 5 marzo 2013, n. 1295).

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